Venuto al mondo: l’italianità internazionale ci fa bene.

 

“Ma come fai a essere sempre così felice?”

“E’ che mi fa schifo la tristezza…”

 

Solo questo semplice botta e risposta può riassumere un intero universo umano: il razionale e l’irrazionale, due parti che entrano dialetticamente in gioco spesso e spesso in questo bellissimo nuovo film di Sergio Castellitto, Venuto al Mondo, che torna alla regia dopo Non ti muovere e lo fa con degli habitué (Penélope Cruz come protagonista femminile; il soggetto tratto da un libro di Margaret Mazzantini, sua moglie per altro) ma anche con delle piacevolissime sorprese (Emile Hirsch si conferma sempre più bravo dopo Into the wild e Killer Joe).

La storia è quella di Gemma, donna di un’italianità internazionale, di quella aperta a nuove esperienze dopo alcune diffidenze iniziali, e di Diego, statunitense ma cittadino del mondo, creativo e ribelle ma senza niente per comprovarlo. O forse loro sono personaggi di sfondo, poiché il vero protagonista è Pietro, il loro figlio tanto atteso, tanto desiderato, il “lucchetto di carne” che diventa lucchetto degli eventi, li chiude e dà loro un senso, è figlio di una guerra, o meglio: è figlio (geneticamente e non) di una grandissima voglia di cambiamento che unisce anche fazioni opposte. Come il razionale e l’irrazionale di cui parlavo prima. Che in questo film si vedono stravolti, diametralmente scambiati dopo dei rivoluzionamenti segnanti e dei passaggi emotivi indubbiamente forti (un po’ à là Melancholia di Von Trier anche se su scala meno interplanetaria…).

I temi affrontati sono indubbiamente gigantici: le relazioni familiari, quelle amicali, la guerra che cambia le città e le persone, e considerando che si tratta di un adattamento di un libro, c’è da dire che Castellitto è stato molto abile nel mantenere il dramma a un livello decoroso (molto meglio di Non ti muovere) senza scadere nel melò e nel buonismo inutile. Dirige senza grandi colpi di genio, ma lo fa comunque con un’attenzione ispirata, fotosensibile, con delle inquadrature di forte potenza espressiva e estetica (le bombe su Sarajevo in un tramonto rosa…), atto a diffondere tutto il potenziale drammatico di cui è impregnato ogni singolo passaggio del film, che vanta anche una sceneggiatura pregevole, che fa abbondante uso di flashback e flashforward senza confondere lo spettatore e anzi, lo illumina a piccole dosi rendendogli la storia ancora più godibile.

La soundtrack, che ha come fiore all’occhiello i Nirvana, è decisamente in linea con ciò che si punta a raccontare ma anche molto innovativa per un film italiano, nei quali solitamente le sviolinate abbondano.

Insomma, bravo Sergio, che scegli una bella storia e ce la metti bene in scena, non è da tutti, di questi tempi.

 

 

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7 thoughts on “Venuto al mondo: l’italianità internazionale ci fa bene.

  1. Voglio vederlo ma temo di non riuscirci a causa del poco tempo libero, quasi nullo.
    Devo confessare che non ho visto Non ti muovere ma ho letto solo il libro che non è mi piaciuto affatto…

    • io non ho letto né non ti muovere né questo. Però questo secondo me è, per quanto riguarda il film, molto superiore a non ti muovere…

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