Moonrise Kingdom: le lune di Wes non sono mai storte

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“We are in love. We just wanna be together. What’s wrong with that?”

Da molto tempo aspettavo questo nuovo lungometraggio di Wes Anderson: nell’ultimo anno ho avuto modo di avventurarmi nella sua filmografia e sono rimasta decisamente catturata in questo mondo ovattato color pastello, dalle storie semplice che questo regista racconta.

Moonrise Kingdom, che in italiano uscirà anche con il sottotitolo (inutile, a mio avviso) Una fuga d’amore, è la storia di due adolescenti che decidono d’innamorarsi. Una presa di coscienza che spesso si ritrova nei film di Anderson, ma che mai come in questo film è così positiva. I personaggi dei suoi film sempre ci avevano ricordato dei ragazzini, anche quando ci parla di trentenni (i tre fratelli Whitman in Darjeeling Limited o gli altri tre dei Royal Tenenbaum) o addirittura di cinquantenni (Murray in Steve Zissou): ragazzini negli atteggiamenti, negli abiti, nelle frasi, ed è forse per questo che qui si raggiunge il massimo di questa caratterizzazione: Sam e Suzie (interpretati dai bravissimi Jared Jilman e Kara Hayward) sono ragazzini davvero quando, nell’estate del 1965, s’incontrano e decidono di scappare insieme, campeggiando nella foresta, trovando conforto gli uni negli altri per un mondo che li isola, o forse dal quale vogliono essere isolati.

Ma questa non è solo la storia della fuga di due innamorati: è la storia di quelli che restano ad aspettarli. Due ambienti istituzionalizzati, in tutto simili ma contrapposti: il lato femminile, quello di Suzie, con la sua famiglia (Bill Murray e Frances McDormand sono i genitori) e quello maschile, il cameratismo scoutista da cui proviene Sam (Edward Norton e il “classico” Jason Schwartzmann sono i caposcout). Ma non c’è solo questo. In mezzo ci sono anche due figure neutre, quasi neutrali: Bruce Willis (piacevole sorpresa da vedere in un film di questo tipo!) a interpretare il poliziotto che cerca i due adolescenti, e Tilda Swinton, dei servizi sociali. Tutte queste parti, quest’affollamento di personaggi, si riuniscono a coppie intorno a quella principale, come ad affermare che l’amore nasce dall’innocenza, o che, alla fine, la saggezza sta nei più piccoli.

La pellicola riafferma con decisione ciò che già Anderson aveva impostato come “suo” stile (anzi, forse mai così definito): fotografia sgargiante, carrelli che partono da ogni parte, mdp fissa ma in costante movimento orizzontale o verticale, come se quello fosse il superpotere di Wes, per citare il film stesso, in cui la protagonista dice, riguardo al suo binocolo: “Mi aiuta a vedere le cose più da vicino. Anche se non sono poi così lontane. Faccio finta che sia il mio potere magico.”. La novità è la colonna sonora quasi completamente originale: infatti riconosciamo solo un brano di Françoise Hardy.

La ricercatezza stilistica e la semplicità della trama riescono a non cozzare, anzi, l’una finisce col valorizzare l’altra, e questo ci fa sentire come se l’amore non possa esistere se non a Camp Ivanohe, nel New England, nell’estate del 1965, quando gli innamorati venivano davvero colpiti dai fulmini.

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4 thoughts on “Moonrise Kingdom: le lune di Wes non sono mai storte

  1. Conosco poco il cinema di oggi, nel senso che dovendo sceglier ed avendo poco tempo sono molto selettivo. In Wes Anderson però ci vedo il cinema che mi piace, la mano del regista, la scelta degli attori, il lavoro di scrittura e di sceneggiatura e la splendida fotografia della pellicola. Insomma appena visto il trailer di Moonrise Kingdom mi sono detto: sembra di averlo già visto, che per molti può risultare una critica mentre per me è un complimento. Ci risentiamo comunque dopo averlo visto, ciao
    Fabrizio

    • grazie del bellissimo commento! anche per me wes anderson è cinema che mi piace. moderno, ma antico. una perfetta sintesi, insomma.
      Allora aspetto ragguagli per quando vedrai il film!!

  2. Ho visto oggi il film e ne sono rimasto estasiato, anche se conoscendo le precedenti pellicole di Anderson c’era da aspettarselo. Perfetto il tuo commento, davvero! Non conoscevo questo blog, l’ho scoperto per caso e devo dire che è davvero interessante. E’ bello pensare che chi lo ha creato sia una mia coetanea, e che io non sia l’unico ad amare così tanto il cinema a quest’età. P.S. Il tuo modo di scrivere e la tua proprietà di linguaggio sono davvero fenomenali!

    • Ciao Marco, ti ringrazio dei complimenti, sei troppo gentile, mi fa piacere che un appassionato di Wes trovi bella la mia recensione!
      (ti ho inviato una friendreq su FB, se vuoi addami! Ciao!)

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