Lo Hobbit – un sonnellino inaspettato

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Peter Jackson non s’è accontentato della trilogia-mattone del Signore degli Anelli e siccome squadra che vince non si cambia questo Natale ci propone il prequel, Lo Hobbit che, per chi non lo sapesse, narra la storia del viaggio di Bilbo Baggins (zio del celeberrimo Frodo), viaggio in cui, suo malgrado, trova l’Anello del Potere che segnerà la sfiga della sua famiglia.

Ho amato, nonostante i miei ironici toni, la trilogia del Signore degli Anelli e (per quanto io non sia assolutamente un’integralista tolkeniana) vederla tutta tra i dieci e i tredici anni ha segnato molto indubbiamente la mia idea di cinema e sicuramente lo devo in piccola parte anche al buon Peter se adesso sono così appassionata.

Le buone speranze alla visione dello Hobbit c’erano e, non avendo letto il libro, sono entrata in sala completamente vergine ignara anche della trama.

Con mio grande sbalordimento, mi sono annoiata. Abituata all’assolutistica lotta tra bene e male dell’altra trilogia che ti tiene attaccata al seggiolino e non ti fa fare vita (non credo alle mie orecchie quando la gente mi definisce le battaglie di Le due Torri o, ancora peggio, del Ritorno del Re “pallose”) ho trovato questa “avventurosità fine a se stessa” dello Hobbit troppo ridondante, eccessiva. Colpa sarà anche nel fatto che si è deciso di “annacquare” il contenuto di un libricino (almeno al confronto della Trilogia!) in tre film e due ore e mezza son lunghe da riempire. La sensazione è che non ci siano abbastanza eventi e quelli che ci sono risultano lenti, quasi noiosi.

E’ anche vero che Martin Freeman non è Elijah Wood e la poca introspezione dei personaggi (tutti nani bifolchi senza perché) non aiuta a immergerci nella vicenda che rimane un po’ sostanzialmente vuota.

Tuttavia, guardando il film, ho notato una sorta d’inversione di marcia da parte di Peter Jackson, un richiamo alle sue origini demenziali-splatter (parlo di Splatters – Gli Schizzacervelli in primis) ora che il materiale cartaceo su cui lavorava lo poteva permettere, essendo Lo Hobbit molto meno pretenzioso del Signore degli Anelli (il riferimento è in particolare alla scena della cena dei troll).

Un abuso tecnologico per un film di maniera, che ripete e scimmiotta un po’ il grande se stesso del 2001-2003. Votato indubbiamente al 3D (peccato che chi scrive abbia scovato l’unico spettacolo della sua città proiettato in 2D, un giorno vi parlerò della mia avversione per questa “nuova” tecnologia), non si tiene però di conto della ridondanza e ripetitività di certe inquadrature, l’abuso del plongée dall’alto per esempio ha come unico effetto il provocare il mal di mare.

Nonostante l’impressione bruttina che m’ha fatto questo primo capitolo ho grande speranza nei prossimi due…

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11 thoughts on “Lo Hobbit – un sonnellino inaspettato

  1. Nooo! Io ho trovato bellissimo questo film, nonostante uninizio assai lento. E considerato il fatto che allibro l’ho iniziato e mollate almeno tre volte (mentre il Signore degli Anelli lo avrò letto per intero almeno tre volte) è anche oltre le aspettative. Non sono certo in grado di fare critiche di tecnica cinematografica, ma ho trovato bello tutto il film. Per quanto riguarda i personaggi nella sceneggiatura sono state aggiunte parti non contenute nel libro ma prese in altri testi di Tolkien. E tutto l’incontro tra Bilbo Beggins e Gollum è grandioso.Il 3D invece in questo caso mi sembra non sia assolutamente un plus. Non credo ti sia persa nulla.

    • Eh allora se neanche col 3D mi sono persa niente significa che non mi regala comunque grandi emozioni…. vabbé l’ho scritto, ho comunque fiducia nei prossimi 2 film della saga 🙂

  2. Yo Ire! Rispunto anche qui, come vedi 😀
    Sono tendenzialmente d’accordo: il film non mi ha entusiasmato. L’ho trovato un lavoro onesto, filologicamente abbastanza corretto, ma che per strani motivi non entusiasma. Bella la scena degli indovinelli, il resto un po’ “meh”; non si crea alcun legame coi personaggi, sono quasi di cartone.
    Non concordo solo su Martin Freeman: lui è meravigliosamente bravo a mio avviso, ed è uno dei (pochi) motivi per vedere il film. E’ l’unico personaggio (Gandalf a parte, ma così sembra di voler vincere facile) ad avere introspezione psicologica. E poi ho un debole per lui, lo ammetto.

  3. Yo Ire! Rispunto anche qui, come vedi 😀
    Sono tendenzialmente d’accordo: il film non mi ha convinto. E’ una prova onesta, filologicamente abbastanza corretta, ma che per un motivo o per l’altro non entusiasma. E’ vero che il libro nasce come favola per bambini, e che quindi per forza di cose non è – e non vuole – avere la complessità del Signore Degli Anelli. E qui sta, a mio avviso, il grave difetto della trasposizione: si perde tutta l’atmosfera da favola in favore di una “epicità” forzata, che non arriva, perché di fondo mai stata presente inizialmente.
    Non sono d’accordo solo su Martin Freeman, trovo che la sua interpretazione di Bilbo sia perfetta! Ha una espressività fortissima. Ma io son di parte, ho un debole per lui. 😛

    • Ciao Mauzzio! Sai che mi fa piacere se mi spunti a sorpresa sul blog. Sapevo del tuo debole per M.Freeman infatti mentre lo stavo scrivendo me so detta “chissà se lo legge maurizio…” lol
      Comunque esatto cogli nel segno, è filologicamente corretto ma non entusiasma, e non capisco perché.

    • Non c’è problema per i commenti, sei sempre il benvenuto e attendo la stroncatura del Cyrano! A gennaio in post esame dobbiamo lavorare sulla scenenggiatura! Sei sempre il benvenuto e ne approfitto per augurarti buon natale 🙂

  4. Ire, Ottimo titolo! Mi sono annoiata parecchio anch’io alla visione di questo film, pur essendo amante del genere. Mi è parsa la tipica favoletta da leggere ad un bambino per farlo addormentare, di certo non è un film da vedere al cinema!

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