The master: la libertà è nella propria mente.

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Ciao a tutti! Scusate il silenzio stampa dato da post vacanze natalizie ma ne approfitto per farvi gli auguri di buon anno nuovo che si presume sarà anche ricco di nuove uscite al cinema: il nuovo Django Unchained di Tarantino, il Lincoln di Spielberg, Park Chan Wook in salsa hollywodiana, l’adattamento per cinema del capolavoro di Scott Fiztgerald Il Grande Gatsby (con Leonardo di Caprio e Carey Mulligan!). E approposito di nuove uscite, l’anno nuovo ci ha già deliziato con la sua prima perla, fresca di nomination all’oscar (uscite tra l’altro un’oretta fa, poi lamentatevi che non sono aggiornata) per miglior film e ben tre per il suoi attori: parlo ovviamente di The Master di Paul Thomas Anderson. Ho già brevemente parlato di questo film lunedì sulla rubrica di cinema della pagina facebook de L’Appartamento.

Anderson si concentra su un’America che si sente potente e fiera di sé, l’America uscita vincitrice dalla Seconda Guerra Mondiale, l’America degli anni 50. In questo contesto Freddie Quell (interpretato molto bene dal bravo Joaquin Phoenix), alcolista affetto da sindrome da shock post traumatico, in cerca di lavoro, finisce sulla nave del Maestro (Philip Seymour Hoffman), che attraverso il suo metodo “La Causa”, a metà tra la psicanalisi junghiana e l’esoterismo alla Scientology, cercherà di curare Freddie, continuamente vittima di ricadute e perseguitato da una vecchia vita di cui mai ha voluto raccogliere le fila.

Una lunghezza che non si avverte troppo (due ore e mezza, anche se ormai dopo i 180 minuti di Magnolia avevamo capito che PTAnderson non ha e non vuole avere il dono della sintesi…), grazie a uno stile fresco ed armonioso che tuttavia non disdegna qualche virtuosismo laddove la scena lo richieda. Anderson così più facilmente si concentra sui temi dei quali intende parlare: i rapporti di forza, la dialettica sottomissione/dominazione, le luci e le ombre di un personaggio a metà strada tra redenzione e sudditanza psicologica, tra una voglia di vivere per conto proprio e la dipendenza da tutta una serie di cose, dall’alcool al rapporto con gli altri.

Audace nella sua critica alle istituzioni di fanta-religione, Anderson scava a piene mani nella storia di Scientology e del suo fondatore in una maschera d’imparzialità che si scopre in realtà fittizia, come fittizio è quel mondo in cui Freddie Quell si ritrova suo malgrado mentre è in uno stato di disperazione e dal quale viene risucchiato, come sempre succede nelle sette.

Il film è candidato a 3 premi Oscar, tutti per gli attori: Joaquin Phoenix come protagonista, Philip Seymour Hoffman come non protagonista e Amy Adams come non protagonista. E secondo me almeno uno dei 3 se lo porta a casa.

Ho letto da molte parti parlare di film “irrisolto” e “distante” in riferimento a questo. Può darsi, ma come spesso succede in una visione dai contenuti così potenti e numerosi (la scena della prima seduta senza sbattere gli occhi è la quintessenza di questa caratteristica) tutto quel vigore in una sola visione non può essere apprezzato a pieno. Tutto l’universo fortemente disturbato che è poi la focalizzazione del personaggio di Phoenix crea un effetto straniante al confronto con la confezione limpida, la fotografia sgargiante e l’ambiente ottimistico della ricostruzione storica di cui è impregnato il film, ma se sviscerato risulta pronto a esplodere se solo trova un terreno fertile in noi spettatori, su cui piantare le sue solide radici.

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16 thoughts on “The master: la libertà è nella propria mente.

  1. Non ho ancora visto il film, ma amo i due protagonisti maschili. La trama è interessante, il regista di valore. La tua recensione mi fa certamente venir voglia di andarlo a vedere!

  2. Bellissimo film e ottimo commento, soprattutto le ultime righe: se non siamo disposti a essere un terreno fertile e a mettere in gioco noi stessi, questo magnifico film non può attecchire in noi e molti non hanno proprio voglia di capirlo, dato che The Master tocca temi scomodi un po’ per tutti, osando collegare la realtà religiosa con quella del bisogno masochistico di avere “capi”. Cose gravi che purtroppo esistono in tutto il mondo…

    Un caro saluto!

  3. Sono impressionato dalla qualit delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visiter di nuovo il vostro blog molto presto.

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