The Impossible – uno tsunami di banalità

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Certo, era quasi impossibile non essere fatalmente attratta, per me, da un film ad alto contenuto di tragedia e di catastrofe, per via di quella propensione al sadismo che diventa anche masochismo specie se la storia è tratta da un fatto realmente accaduto,  piccola prerogativa che mi ha fatto tanto amare il Titanic, ad esempio. Ma sarà che a piangere gratis mi sono rotta le scatole, o sarà che certo questo film non è il Titanic, che di emozioni ne sono scaturite ben poche, e il giudizio impietosamente negativo è dietro l’angolo.

A parte il fatto che ancora non ho visto un solo film italiano quest’anno (aspettando Educazione Siberiana di Salvatores…), a me ‘ste americanate mi hanno veramente saturato l’immaginazione.

Come il trailer ben racconta, trattasi di una “storia vera” di una famigliola che suo malgrado dall’allegro villaggio turistico si ritrova ad avere che spartire con la catastrofe naturale, lo tsunami del 26 dicembre del 2004, che li separerà facendoli credere morti l’un l’altro.

Da un lato sento che non vi erano cattive intenzioni nel raccontare questa storia, ma subito fa capolino in me l’idea che in realtà si utilizzi una storia dalla lacrima facile su di una realtà molto più tragica e molto più variegata quale era stata quella della zona del sud est asiatico in quei giorni, una poca rendita di giustizia agli eventi, alla gente del posto (che alla fine sono stati i più colpiti dall’intera catastrofe), a favore di, come sempre, un’occidentalizzazione del tutto che non porta da nessun’altra parte se non ai soldi facili. Perché è chiaro, lo tsunami è stato il secondo evento dopo il crollo delle Torri gemelle a far gelare il sangue nelle vene al mondo intero nel ventunesimo secolo, ha toccato la sensibilità di molte persone anche se non vi erano personalmente coinvolte, ed è facile, molto facile, secondo me, giocare così con i drammi mondiali.

Naomi Watts e Ewan McGregor stanno al gioco anche se forse la parte più importante la giocano i tre bambini in questo film, sulla quale coscienza si gioca tantissimo, specie su quella del fratello più grande, Lucas, forse unico personaggio vagamente più caratterizzato anche grazie alla bravura del giovane Tom Holland. Di certo l’Academy non ha resistito a nominare la Watts all’Oscar per il ruolo di una moribonda: io l’avrei menzionata solo per la scena in cui cita se stessa in The Ring (non  spoilero perché potrebbe essere la parte più divertente del film!). Piacevole il cammeo di Géraldine Chaplin anche se un tantino inutile.

La sceneggiatura, l’avrete capito, non è particolarmente ispirata e tra una banalità e l’altra si arriva a un finale che, quantomeno, ci risparmia le solite didascalie finali che invece mi aspettavo belle e pronte ad essere lette con un fazzolettino in mano, piacevolmente sorpresa da quest’assenza.

Salviamolo nella chiave del significato assoluto, una critica ai nonluoghi – villaggi vacanza nella fattispecie, dove la felicità è fittizia e suscettibile degli eventi, verso il ritrovamento della “povera felicità” che risiede, come diceva Socrate, nella virtù e non nelle ricchezze.

Ma avverto l’estrema forzatura di questa lettura anche adesso che l’ho appena scritto.

Un saluto e a presto…domani nuove gustose uscite al cinema 😉

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13 thoughts on “The Impossible – uno tsunami di banalità

  1. Come temevo. Nonostante mi piacciano sia Naomi Watts sia Ewan McGregor, questo proprio non ce la faccio ad andarlo a vedere. In compenso aspetto anch’io Salvatores. Oltretutto con John Malkovich che è tra i miei attori preferiti in assoluto 🙂

    • caspita, capolavoro è impegnativa come parola. per me è un filmetto, poteva innalzarsi a buoni livelli, la prima parte non è niente male a dirti la verità, un buon climax, ma dopo la scena dello tsunami cambia direzione, diventa buonistico, votato al pietismo, pronto a scatenare tsunami di lacrime, diventa figlio “illegittimo” dei tanto disprezzati disaster movie. Insomma tutta l’onestà che avevo intravisto nei primi 40 minuti ripiega su un versante a me ostico, e di conseguenza non mi sento davvero in grado né di reputarlo un film straordinario né tantomeno un capolavoro. Solo un buon film d’intrattenimento, che preme la mano su una disgrazia recente senza renderle molta giustizia.

  2. Come non le rende giustizia? A me piace proprio perché mostra la realtà di quanto è successo… Nella vera situazione prova a immaginare quante lacrime sono state versate. Personalmente non credo che lo scopo del regista sia stato quello di scatenare pietà, ma quello di riprodurre al meglio l’accaduto. OTTIMA l’interpretazione di Tom Holland, e anche quella di Naomi.

    • non rende giustizia alla vera realtà tailandese, neanche vengono mostrate le vere popolazioni autoctone se non per far vedere l’inadeguatezza dei mezzi di soccorso e il menefreghismo generale della arretrata popolazione (il “povero aborigeno” che soccorre naomi watts trascinandola nel fango). ovviamente nella concezione americana ce ne freghiamo dei veri martiri dello tsunami, quelli privati non solo dell’integrità familiare come la famiglia del film ma di una casa e di una vita. dal film sembra che lo tsunami abbia colpito solo i poveri occidentali che si trovavano in un nonluogo…ops scusate, villaggio turistico… si poteva parlare più onestamente della vera disgrazia anziché quella fittizia e strappalacrime di questa famiglia.
      tutto è votato al pietismo: la degenza per tre quarti di film di naomi watts (candidiamola all’oscar! si! fa piangere abbastanza!), il dettaglio delle manine che cercano di congiungersi del figlio e della madre sul materassino spazzato via dall’acqua, i bambini prodigio che sono più forti degli adulti, la divisione manichea tra cattivi e buoni a seconda che prestino o no un telefonino ai protagonisti…
      non sono queste falsità che cerco in un film, che inserisco nel filone di day after tomorrow e roba del genere..che almeno erano fantascienza e non si ispiravano/approfittavano di un fatto reale…

  3. Va bene, ma in questo caso la storia è ispirata alla famiglia vera… Ho letto che il regista ha deciso di creare il film dopo aver sentito parlare della vera Maria e dopo averla rintracciata. Se avesse voluto fare un film sullo tsunami in generale sarei d’accordo con ciò che hai scritto, ma dal momento che il suo scopo era diverso ha voluto concentrare la storia sui protagonisti. Almeno questo è ciò che penso 🙂

      • E direi… Non so tu, ma se vivessi questa situazione piangerei eccome… Perciò rimango della mia.

      • Partendo dal presupposto che i gusti sono gusti, non sono per niente d’accordo con Irene.
        Per quanto mi riguarda, condivido quanto scritto da Alice e io sono il primo a definire questo film un CAPOLAVORO. Di certo mi sembra inappropriato definire un film come “The impossible” banale. L’interpretazione di Naomi Watts, a mio avviso, è stupefacente e la nomination all’oscar è assolutamente ben meritata. Vorrei anche dire che questo film è ben differente da altri catastrofici come “The day after Tomorrow” o “Twister” perché non vuole raccontare solamente la tragedia dello tsunami, ma principalmente la storia di UNA FAMIGLIA che si trovava in vacanza lì e che è rimasta vittima di questa catastrofe, quindi trovo che sia normale che si concentri maggiormente sulla loro vicenda che su tutte le vittime che lo tsunami ha provocato. Rabbrividisco, anzi inorridisco, quando sento definire “The impossible” un filmetto di intrattenimento, votato al pietismo e pronto a scatenare uno tsunami di lacrime: ma ci rendiamo conto della situazione drammatica in cui è ambientato il film? Scusami tanto, ma una pellicola che narra di una famiglia separata da uno tsunami mi dovrebbe far ridere??? Scene come quella di una madre che cerca di arrivare dal figlio nonostante la corrente che li tenga separati, oppure un figlio che debba caricarsi sulle spalle la madre ferita per metterla al sicuro su un albero, oppure lo stesso figlio che vede la madre vomitare sangue a causa delle ferite che riporta dovrebbero farmi sorridere? Ma io dico, si può veramente pensare che queste scene vengano realizzate solo per pietà?! Allora come avrebbero dovuto fare un film del genere? Arriva lo tsunami, non si fa male nessuno e poi vanno tutti a ballare sulla spiaggia dopo che il mare si è ritirato? Mi dispiace Irene, ma non riesco proprio a trovare né la banalità né il pietismo in questo film. Secondo te tra le varie scene di pietismo c’è quella in cui un bambino spaventato cerca di prendere la mano della madre su un materassino trascinato via dalla corrente…allora ti vorrei fare una domanda: tu in quella situazione che avresti fatto? Avresti cantato una serenata? Non avresti cercato di prendere la mano di tua madre?

      • Caro Leo, è chiaro che abbiamo due modi diversi di vedere un film.
        Ecco a livello di trama come la vedo io: a me non interessa se la cosa è vera oppure no, se la gente ci piange oppure no, io inorridisco vedendo una della più grandi catastrofi dei nostri tempi banalizzata così: banalizzata perché come scrivo nella recensione non si parla mai della reale situazione dello tsunami, e anzi si continua a reiterare ciò da cui l’attenzione è stata sempre calamitata grazie ai tg e alle notizie arrivate: i turisti, la famigliola poveretta in vacanza nel mega albergo di lusso che però dai alla fine non sono così sfigati perché si ritrovano tutti; e dei migliaia di thailandesi morti non solo non se ne parla, ma vengono oltretutto spregiati per l’ennesima volta per la loro arretratezza nella gestione della catastrofe. Qui hanno solo preso una storia ovviamente a lieto fine e hanno ricamato sopra la tragedia il solito filmetto hollywoodiano, e non ci vedo niente di bello in questo, le logiche del cinema spesso sono spietate, a mio parere tutta l’operazione non è onesta ma è solo votata al soldo facile, è tutto falsa sensibilità, in realtà le solite maschere tragiche senza un briciolo di carattere reale…
        La cosa è comprovata anche dalla gestione del film a livello tecnico: mega primi piani sulla naomi watts sofferente, perché, regista, li stai facendo?? E così insistenti??? Non forse per fare provare PENA a tutti i costi allo spettatore?
        E poi che c’entrano le domande finali?? Basta con tutti questi “ma tu al posto suo non….” perché non c’entra veramente niente e davvero significa che non avete capito niente di quello che per me significa FARE CINEMA.
        Io non dico di non far vedere la scena del bambino che prende la mano della madre, io dico di NON farci una stessa inquadratutra sullo stesso asse più ravvicinata per far vedere il dettaglio, RIBADENDOCI, PRESSANDO LA MANO sulla disgrazia…..il cinema è bello perché è intuizione… ci sono mille modi di far emozionare lo spettatore anche senza sbattergli così in faccia “EHI! VOGLIO FARTI PIANGERE! GUARDA UN PO’, UN BAMBINO CHE STA PER AFFOGARE!! NON L’HAI VISTO??? ASPETTA, INGRANDISCO L’IMMAGINE COSI’ LO VEDI MEGLIO” perchè questo è CRUDELE.
        No grazie. NOn si fa così, non è etico a mio avviso e niente mi fa cambiare idea.
        Questo film è un banalissimo film d’intrattenimento come The Day after tomorrow e simili, solo che qui, anziché avere il buongusto (e la fantasia) di
        inventarsi una storia dal niente, si attinge da un evento realmente accaduto e lo si fa veramente senza guardare in faccia a nessuno.

  4. Ripeto, questo film parla della vera storia di una famiglia e non della catastrofe in sè per sè .Se si fosse voluto parlare dell’immane tragedia da tutti i punti di vista, sarebbe venuto fuori un altro film, da quello che capisco come l’avresti concepito tu. Non lo ritengo per niente un solito film hollywoodiano (è un film spagnolo…). Potremmo starne a parlare anche per ore ed ore.Io non ho scritto perché tu cambiassi la tua idea ed io ovviamente non cambierò la mia. Hai ragione, non riesco ancora a capire quale sia la tua concezione di fare cinema, ma di certo non corrisponde affatto con la mia (da grande cinefilo che sono). Le inquadrature insistenti su Naomi Watts sofferente servono proprio a far capire il dolore che quella donna stava provando in quel momento e, personalmente, con un solo sguardo è riuscita a trasmettermi tantissimo. Certo che è crudele: l’evento stesso di cui parla il film è crudele. Anche i film sulla shoah possono essere crudeli ma è proprio perché la vicenda stessa è crudele.
    PS Le mie domande “al posto suo” non è vero che non centrano nulla perché secondo me bisognerebbe immergersi nel film quando lo si vede ed è giusto domandarsi “io che farei al suo posto”, altrimenti, a mio avviso, non mi starei veramente guardando un film.

  5. hollywoodiano non di produzione ma di scimmiottaggio è anche peggio
    tu dici: “Le inquadrature insistenti su Naomi Watts sofferente servono proprio a far capire il dolore che quella donna stava provando in quel momento e, personalmente, con un solo sguardo è riuscita a trasmettermi tantissimo.”
    io dico : Le inquadrature per far capire il dolore della donna non necessariamente a mio avviso dovevano essere così insistenti poiché come ci insegnano i più grandi registi si può far emozionare di brutto lasciando le cose e gli eventi anche fuori campo (mi viene in mente il solito finale di professione reporter di antonioni, o più recentemente amour di haneke..). Ci sono migliaia di modi per far capire una cosa, e a me evidentemente non piace che mi facciano soffrire a gratis così, senza rispettare lo sguardo, senza rispettare il Cinema, nel modo più facile possibile, come già hanno fatto migliaia di persone e come chiunque sarebbe stato in grado di fare. piazzare una macchina da presa appiccicata alla faccia di una che piange per far capire che sta soffrendo. bravo, bayona, complimenti, non ci sarei mai arrivata….Non c’è bravura registica a mio avviso e con una trama così facilina ce n’era immensamente bisogno…
    io credo che ci siano due tipi di spettatori… quelli che rimangono completamente a bocca aperta di fronte allo spettacolo e si calano completamente nella trama e si sentono trasportati e si identificano coi personaggi, poi ci sono gli altri spettatori, quelli che guardano il film anche con occhio tecnico, che cercano la novità nel modo di far vedere le cose da parte del regista.
    Non ti dico che non mi identifico mai con la prima categoria di spettatori perché lo siamo un po’ tutti, ma penso di sentire più mio il secondo tipo di spettatore.
    spero che ora sia più chiaro cosa intendo per cinema

    in caso leggi altre mie recensioni puoi farti un’idea migliore

    un saluto! 🙂

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