Re della terra selvaggia – la magia sta nell’equilibrio

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Quando tutto è silenzio vedo ciò che mi ha creato volare intorno in pezzettini invisibili e capisco che sono anche io un pezzettino di un grande, grandissimo Universo.

E’ finalmente uscito il film presentato a Cannes e vincitore al Sundance Film Festival del 2012, Beasts of the Southern Wild, in italiano Re della Terra Selvaggia, produzione indipendente e opera prima del regista Benh Zeitlin.

Il film è ambientato in un prossimo futuro distopico, nella zona paludosa dei delta della Louisiana chiamata “La grande vasca” abitata da una popolazione che ha qui instaurato una sorta di “comune” al di fuori della società, in comunione con la natura.

Ma la natura sta diventando ostile a causa proprio di quella società dalla quale i Bayou cercano di fuggire: lo scioglimento dei ghiacci e il conseguente innalzamento del livello dei mari sta minacciando di distruggere il loro ecosistema e la loro vita.

La piccola Hushpuppy (la piccola attrice di nove anni Quvenzhané Wallis , la più giovane mai candidata all’Oscar) vive col padre Wink (Dwight Henry) qui e la sua giovane età le impone l’adattamento all’ambiente, che il padre cerca di insegnarle, ma la bambina già da sé sembra essere estremamente attenta alla natura, in una comprensione dell’Universo che trascende l’Umano, per questo Hushpuppy ascolta i battiti del cuore degli esseri umani e coglie le profonde coincidenze del creato nei suoi monologhi che molto ricordano quelli dei personaggi degli ultimi film di Terence Malick cui evidentemente il regista s’ispira per la sceneggiatura.

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Un film ragionato e ispirato anche e soprattutto dal punto di vista visivo: bellissima la fotografia nonostante la pellicola sia in 16mm e non in 35mm, un lavoro magistrale con la mdp molto vicino al dogma ma senza tutta la sua pretenziosità, come se il regista si proponesse solo di filmare come si vede, e grazie a questo modo di vedere instabile esprimere la fragilità della natura e dell’uomo. Paradossalmente i protagonisti del film dimostrano di avere più paura dell’uomo che della natura: fuggono dai medici degli ospedali e combattono gli uragani coi fucili a pompa, un messaggio forte che viene lanciato dal film, quello ambientalista, lanciato come la bomba sulla diga, da mani giovani che nel film sono quelle di Hushpuppy ma che nel mondo sono quelle delle nuove generazioni, per far defluire tutto il putrido che fa morire il nostro pianeta.

La colonna sonora originale tra l’etnico e la grande melodia, musicata tra gli altri proprio dal regista stesso, è qualcosa di eccezionale che si avverte subito nella sua potenza fin dall’incipit.

In buona tradizione neorealista Zeitlin sceglie gli attori sul posto tra non professionisti e decisamente sceglie bene, è anche grazie all’espressività del volto della piccola Hushpuppy che il film riesce a rendersi maestoso parlando di piccole cose, e soprattutto attraverso gli occhi di una matura infanzia.

Anche se non è possibile non notare qualche piccolo buco di sceneggiatura qua e là, sono proprio quelli che rendono tutto così etereo, inafferrabile se non a un più alto livello di lavoro intellettivo, tutto così magico da poterci insegnare che le connessioni tra cosa e cosa sono veramente qualcosa di tangibile, anche e soprattutto dagli occhi dei più piccoli esseri.

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