Le parole si fanno film: Come pietra paziente

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Chi non sa fare l’amore fa la guerra

Con queste parole pronunciate dalla protagonista senza nome – donna per tutte le donne – di questo intensissimo film Come pietra paziente – Syngue Sabour si riassumono i temi principali del film del regista Atiq Rahimi: la condizione della donna e i suoi sentimenti in un paese martoriato dalla guerra come l’Afghanistan.

La protagonista, interpretata dalla bravissima Golshifteh Farahani (già vista in Pollo alle Prugne e About Elly), si vede costretta a prendersi cura dell’anziano marito, in coma dopo aver subito uno sparo in seguito a uno screzio, mentre fuori, nella città, la guerra avanza e i talebani compiono razzie e crimini. E’ in questi momenti che la donna parla, si confida ad un uomo che, per sua stessa ammissione, era sempre stato cattivo e spietato con lei, che non l’aveva mai baciata ma l’aveva soltanto usata. E’ la sua pietra paziente, la pietra a cui nel mito orientale si confidano tutti i segreti, le vergogne, le sofferenze fin che non sarà tanto carica di dolore da frantumarsi per conto suo, liberando chi la usava delle sue pene.

Il film si svolge in buona parte nella stanza del marito, stanza che la protagonista invade del tutto col suo corpo tanto da rendere essa stessa la sua interiorità e vita, della quale il marito, volente o nolente, è auditore e non più protagonista – un’inversione di ruoli attraverso la quale la donna arriva a prendere coscienza del suo corpo e della sua condizione. Un film che parla coraggiosamente di sesso, la zia è una prostituta, una sorta di personaggio salvifico e morale che rivendica in un certo senso la libertà non solo della protagonista stessa ma di tutte le donne afghane, vendere il proprio corpo come ribellione al potere maschile e non come oltraggio.

Il marito diventa quasi metafora di tutto un Paese (che il regista paragona a Guerre Stellari, dove si combatte con armi sofisticate ma la vita sociale è simile a quella del Medioevo): viene immobilizzato e paralizzato nel suo potere dittatoriale per ridare la parola, finalmente, ai suoi cittadini, anche quelli che non hanno diritti civili, come le donne.

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5 thoughts on “Le parole si fanno film: Come pietra paziente

  1. Bel film… ci insegna, tra l’altro, come in molti paesi islamici la prostituzione è l’unica via di salvezza per le donne che fuggono dalla violenza in famiglia, riuscendo così ad ottenere, a caro prezzo, indipendenza e paradossalmente una qualche forma di rispetto!

  2. il film è molto coinvolgente, la protagonista è di bellezza e profondità uniche però sono rimasta un pò delusa da alcune ingenuità narrative che hanno in parte banalizzato la storia. l’incontro con la zia salvatrice che, nonostante ci si trovi un paese in guerra, avviene con esagerata facilità e soprattutto il finale quando il marito, in coma, con una pallottola conficcata nel collo, si risveglia, tra l’altro proprio nel momento della più scabrosa confessione, ed ha la forza, ma come può essere, di strangolarla. ma non è poco credibile? A me è venuto un pò da ridere. mi è sembrata un’occasione persa. sembro però l’unica a pensarla così.
    roberta

    • Effettivamente, cara Roberta, la faccenda della zia sembrava un po’ strana anche a me, anche se ovviamente il valore sociale della donna prostituta è pari a zero, alla fine lei vive in un bordello e il paradosso sta nel fatto che ella viva meglio stando in un bordello che non la nostra protagonista nel suo focolare familiare.
      Per quanto riguarda il finale, è il climax che rende possibile tutto ciò: la pietra paziente che si rompe, è lui che torna in vita… e sta alla protagonista frantumarla, finalmente in pieno possesso delle sue facoltà di scelta…
      un saluto 🙂

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