Allacciate le cinture, Ozpetek going nowhere

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Ozpetek, regista d’origine turca ormai di casa tra Roma e il sud Italia che qualche chicca ha regalato al nostro cinema nel decennio scorso (parlo in primo luogo del più sottovalutato dei suoi film, Cuore Sacro, del 2005, oltre ai ben più celebri La Finestra di fronte e Le fate ignoranti), torna con un film che pretenderebbe di essere una commistione commedia-dramma: questo Allacciate le cinture del quale a visione ultimata ci si può solo chiedere “per andare dove?”.

La storia, svolta su due piani temporali, è quella di Elena (Kasia Smutniak), una giovane venticinquenne all’inizio del film che si dà all’imprenditoria e ha successo aprendo un locale di punta con l’amico gay (personaggio evidentemente immancabile nei film di Ozpetek). Nel frattempo si innamora follemente e in circostanze che per lo spettatore rimangono alquanto misteriose del bell’Antonio, odiato fidanzato della migliore amica (Carolina Crescentini, qui molto maturata) interpretato nientedimenoché dall’ex tronista Francesco Arca, in quella che potrebbe essere la sua consacrazione al cinema (ma noi speriamo di no), calcante almeno fisicamente nella parte del fascistello di borgata, col culto del corpo e l’ormone in perenne rivoluzione. Tutto ok finché il nostro Ferzan, tra un virtuosismo e l’altro tra i tavolini del bar e pinte di birra, evidentemente non esaurisce le idee che aveva a disposizione e pensa bene, insieme agli sceneggiatori, di inserire il grande banale e rischioso tema del tumore, facendo soffrire nonpoco lo sventurato spettatore.

Se dico farlo soffrire lo dico a ragion veduta: si può trattare tutto quello che si crede, nella mia opinione, al cinema, ma ci sono modi intelligenti e altri meno intelligenti di mostrare il dolore, e il modo in cui lo fa questo film mi è sembrato assolutamente privo di vero sentimento e di vera comprensione del dramma umano, e con molta finzione di dramma. Sarà colpa della scarsa bravura degli interpreti principali (cosa che s’intuisce sin dalla prima scena, pioggia battente alla fermata dell’autobus), o di una sceneggiatura che bandisce quasi il dialogo tra i due (si scambiano pochissime parole in tutto il film, e quelle che si scambiano sembrano quantomai posticce e artefatte).

Stranisce assai uno scadimento così forte da parte di un regista che sembrava mostrare molta sensibilità nei suoi primi già citati lavori: certo è che in questo (come già era stato per Magnifica Presenza, che almeno però si avvaleva di un bravo attore come Elio Germano) l’umanità è da un’altra parte, la profondità dei personaggi pure, certo nella forma rimane ben fatto, ben archestrato il salto temporale di 13 anni (solo con un controcampo), ma ciò non sembra bastare e lo spettatore non può che prenderne atto e slacciarsi subito le cinture, qualora si fosse fidato del regista e le avesse allacciate sul serio.

 

Oscar 2014: Irene vede (e prevede)

Immaginein foto Irene intenta a gestire le telefonate dei bookmakers che in questi giorni 
la stanno giustamento subbissando per via del suo dono della preveggenza
di cui vi delizierà in questo post

 

E’ tempo di Oscar! Ce lo dice la televisione più spesso del solito per via della nomination italiana di Sorrentino, ce lo dice Sky Cinema col suo canale tematico, si trova dappertutto su Internet qualche pronostico, compreso quello cervellotico dei ricercatori di Harvard. Ora, voi, di chi vi fidereste: di una cricca di smidollati che annoveravano tra le loro fila il disgraziato Zuckerberg o della sottoscritta che da anni vi delizia di scientifiche e sagge riflessioni? Se la risposta che vi sentite nel cuore è la seconda, continuate a leggere, altrimenti cliccate qui (sappiate che nelle statistiche iper dettagliate di questo sito posso vedere in quanti ci cliccheranno [sembra una minaccia ma non lo è]).Per i miei più arditi fans, vado a prendere la sfera di cristallo riposta sulla mensola dei dvd. Vedo e prevedo:

Miglior attore protagonistaMatthew McConaughey per Dallas Buyers Club. Una prova incredibile che sperò varrà al Matthew la consacrazione dopo tanti anni di mediocrità (ha già vinto il Golden Globe, per chi non lo sapesse). Comunque la sfida è tra titani, visto che anche la prova di Christian Bale in American Hustle era degna di nota e quella di DiCaprio in The Wolf of Wall Street (per quanto non abbia grandemente apprezzato il film) pure. Aggiungendo la polemica che da anni l’Academy si trascina dietro per non aver mai fregiato la carriera di DiCaprio di un Oscar, ci sta che quest’anno si lasceranno andare. Sarebbe un peccato, per una volta che ci sono altri attori che lo meriterebbero di più. Della categoria mi manca di vedere la prova di Chiwetel Ejiofor per 12 anni schiavo.

Migliore attrice protagonistaAmy Adams per American Hustle. L’anno scorso non facevo il tifo per lei (era non protagonista) perché mi sembravano tempi un po’ acerbi ma adesso, con questa grande prova, potrebbe essere arrivato il momento dell’Oscar (David O’Russell, regista di American Hustle, è per altro uno sfornatore di ruoli da Oscar, basti pensare a quello portato a casa lo scorso anno da Jennifer Lawrence per Il Lato positivo). A gareggiare con Amy troviamo Cate Blanchett con Blue Jasmine (non visto), Maryl Streep (ancora) con I segreti di Osage County, Judi Dench per Philomena e Sandra Bullock per Gravity.

Miglior attore non protagonistaJared Leto per Dallas Buyers Club. Nella categoria non ho visto Michael Fassbender in 12 anni schiavo e Barkhad Abdi in Captain Phillips. In ogni caso rispetto agli altri non c’è molta storia: gli può dare un po’ di filo da torcere Bradley Cooper per American Hustle ma non di certo il patatone Jonah Hill (per The Wolf of Wall Street). Nel suo ruolo ci son tutti quegli elementi metamorfici che tanto fanno impazzire i membri dell’Academy.

Migliore attrice non protagonistaJennifer Lawrence per American Hustle. Lo so, sono un tantino monotematica quanto a film, ma non ci posso fare niente se davvero questi attori nei due film che ho preso in considerazione sono fenomenali. La Lawrence potrebbe portarsi a casa il secondo Oscar, sempre per merito dello stesso regista. Non compete, a mio parere, Julia Roberts per I segreti di Osage County.

Miglior film stranieroLa grande bellezza di Paolo Sorrentino. Vedo già Paolone che intenta un discorso rappezzato alla meglio peggio come quello fatto ai Globes. Non c’è storia, anche Vinterberg col Sospetto se deve proprio scansà.

Miglior sceneggiatura originaleAmerican Hustle di David O’Russell. Ma se l’avessi visto temo che opterei per Her di Spike Jones (sì, è un mega-pregiudizio ma le premesse ci sono tutte).

Miglior scenografiaIl Grande Gatsby di Baz Luhrmann. Se ha qualche merito questo film, riconosciamoglielo…….

Migliori costumi: Il Grande Gatsby di Baz Luhrmann. V. sopra. Anche se American Hustle ha i suoi fiori all’occhiello anche in questa categoria.

Miglior truccoAmerican Hustle di David O’Russell. Che non è neanche nominato nella categoria…

Miglior fotografiaNebraska di Alexander Payne. Un b/n gelido per raccontare una storia di un grigiore sconcertante. L’esatto contrario di A proposito di Davis dei Coen con la sua fotografia patinata…

Miglior regiaGravity di Alfonso Cuaron. A livello registico non ha confini, Cuaron ci ha fatto vivere lo spazio come mai prima d’ora e gli andrebbe riconosciuto il merito. Certo, compete con Scorsese (The Wolf of Wall Street) e McQueen (12 anni schiavo), ma mai dire mai.

Miglior film:  American Hustle di David O’Russell. Mi è sembrato il più completo. Non li ho visti tutti i nominati. Ma vincerà Scorsese o McQueen (spero nel secondo, che almeno non ho ancora visto, perché il primo, lo ripeto, mi ha deluso assai). Memore del fatto che l’anno scorso ha vinto Argo di Ben Affleck, lo potrebbero anche dare a Captain Phillips o a Philomena….aiuto….

 

In questo sabato piovoso ripongo la mia sfera di cristallo di nuovo sulla sua mensola fino al prossimo anno. Non basatevi sulle mie previsioni per scommeterci dei soldi, ché a)sono una delle persone più sfortunate che conosco b) sono una delle persone più inaffidabili che conosco c) sono una delle persone con più gusto che conosco

Dopo questo disclaim non voglio denunce, o teste di cavallo sull’uscio di casa.

Ciao ragazzi lettori amici, a presto

 

Irene