Nymph()maniac pt.1, se non fosse abbastanza chiaro

Grazie Lapo che ci distribuisci queste chicche nordiche e riesci anche grazie ai vari taglietti e tagliettini (dai quali Lars Von prende chiaramente le distanze, tuttavia, fosse mai che lui voglia che qualcuno vada a vedere un suo film) a fargli beccare solo un VM14 nonostante un paio di scene really hot. Grazie Lapo, davvero: oltretutto tra volume 1 e 2 finirò per spenderci una quindicina di euro.

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Scherzi a parte, il nuovo film di Lars Von Trier sembra seguire la nuova formula – dopo quella Dogma – del suo cinema: prendi Charlotte Gainsbourg, deprimila, inserisci qualche scena forte e una buona colonna sonora et voilà. Ma Charlotte è sempre fantastica da Antichrist e Melancholia, e il regista danese sembra capace di cucirle addosso sempre un ruolo nuovo anche se sempre perfettamente nelle sue corde: certo, in questa prima parte si vede poco la nostra cara francese ma di certo non credo che mancherà di sorprenderci nella seconda. Il resto del cast è altalenante: ottime le prove di Uma Thurman nel ruolo di Mrs.H e di Shia LaBeouf in quello dell’unico personaggio ad avere un nome completo insieme alla protagonista, Jerome; meno brava anche se assolutamente non pessima la Joe giovane, interpretata dall’esordiente Stacy Martin.

Von Trier scala un attimo la marcia e dopo la denuncia del male del mondo e la sua distruzione fa un film su ciò che il mondo lo riesce a far ruotare: il sesso. Certo, non è un film solo sul sesso, e forse per questo mi ha lasciato un po’ delusa (colpa del trailer in effetti…): avrei preferito che ci si limitasse a raccontare piuttosto che moralizzare (per quanto moralizzatore Lars possa essere…), ma lo dice la stessa Joe a Stellan Skarsgard che la trova sanguinante in un vicolo: “questa storia avrà una morale”.

Insomma, più che un porno patinato un drammaticissimo film sulla dipendenza dal sesso (stavolta da parte di una donna, dopo quella maschile raccontata da Steve McQueen in Shame), con qualche intermezzo gratuito come fotogrammi di peni che avranno fatto storcere il naso ai più: certo, è chiaro: sono messi lì per far risvegliare lo spettatore, per scandalizzarlo, per la solita necessità di shokkare così tipica di questo regista, ma forse i più si sono dimenticati cosa già facesse intravedere Bergman nel 1966 con Persona… E allora di certo questo sembrerà la solita minestra riscaldata, anche se con un po’ di estro in più.

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Il film punta ad essere mentale, elevato intellettualmente, nella classica pretenziosità alla Von T, anche se talvolta risulta ridondante specie nei riferimenti spiattellati alla botanica o alla fine arte della pesca; tutto è molto didascalico: dalla lettura freudiana del rapporto con il padre e con la madre (un evidente complesso di Elettra), come se il regista fosse talmente fiero delle sue fini sottigliezze da voler dire allo spettatore “hai capito? perché se non l’hai fatto te lo spiego meglio”. Insomma un’assoluta ridondanza di elementi, quando già ne avevamo a sufficienza se ci si fosse limitati alla mera esposizione dei fatti, l’atto sessuale non solo mostrato ma anche palesemente metaforizzato, in maniera esagerata, e quindi svuotato di significato, qualsiasi esso possa essere, anche se la stessa Gainsbourg che racconta la sua storia sembra volerci cogliere eccome del senso profondo,  ed anche il suo interlocutore (cornice, questa, che del resto ho apprezzato poco finora, anche se forse avrà più senso una volta vista la 2°parte): da qui alla noia nelle parti non di “azione”, il passo è breve.

Da segnalare il momento paraculo: avete presente quando Von Trier a Cannes 2012, alla conferenza stampa di presentazione di Melancholia si lanciò in un’invettiva contro gli Ebrei dicendo in pratica che il Nazismo non era poi così male? (bè, se non lo ricordate rinfrescatevi la memoria qui perché vale la pena anche solo per la faccia di Kristen Dunst). Ecco, tenetelo presente quando quasi all’inizio del film il personaggio di Skarsgard (dal nome ebraico di Seligman) parlerà delle sue origini e del suo rapporto con gli Ebrei… dialogo che per altro riassume un po’ tutto il film: didascalico e un po’ paraculo.

Anche se la scena iniziale sugli squallidi vicoletti colmi d’umori nevosi e d’improvviso Fuhre Mich dei Rammstein che rimbomba fa comunque intendere che dietro tutta questa baracconata la mano è solida. Del resto, Lars ha già fatto esplodere il globo, che altro può fare di così malvagio…

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